UVA vs UVB: la vera differenza e come proteggersi da entrambi
Condividi
In breve: i raggi UVA penetrano in profondità nella pelle e accelerano l’invecchiamento cutaneo, contribuendo al rischio di cancro, mentre gli UVB agiscono soprattutto in superficie e provocano scottature attraverso mutazioni dirette del DNA. Il gesto quotidiano che conta resta lo stesso in entrambi i casi: applicare ogni mattina una protezione solare ad ampio spettro («broad spectrum») con un SPF di almeno 30 e adattare di conseguenza gli orari e l’abbigliamento.
In breve:
- La maggior parte dei raggi UV che raggiungono la Terra, circa il 95%, è costituita da UVA, che penetrano in profondità e accelerano l’invecchiamento cutaneo senza provocare arrossamenti immediati.
- Solo una protezione solare «broad spectrum» con un SPF di almeno 30 offre una protezione efficace contro i raggi UVA e UVB, se applicata nella giusta quantità e riapplicata regolarmente.
- I raggi UVA attraversano il vetro e le nuvole, rendendo indispensabile proteggersi ogni giorno anche al chiuso o quando il cielo è coperto, a differenza degli UVB, che non passano attraverso i vetri.
- La sintesi della vitamina D dipende principalmente dai raggi UVB, ma bastano pochi minuti di esposizione senza protezione, evitando così un rischio maggiore di danni cutanei.
- Per proteggersi dai raggi UV occorre evitare l’esposizione tra le 10 e le 16, indossare abiti anti-UV e preferire gesti ripetuti a precauzioni occasionali.
Indice
- Che cos’è la radiazione ultravioletta (UV)?
- I raggi UVA: l’invecchiamento silenzioso che attraversa anche il vetro
- I raggi UVB: i responsabili diretti delle scottature
- Come proteggersi efficacemente dai raggi UVA e UVB
- Abbronzatura sana, vitamina D e altri luoghi comuni sui raggi UV
- Il parere degli esperti sulla protezione solare quotidiana
- Trovare la protezione solare adatta alla vostra pelle da Hbps-beauty
- Fonti
- Domande frequenti
Che cos’è la radiazione ultravioletta (UV)?
Il sole emette tre tipi di raggi ultravioletti, classificati in base alla loro lunghezza d’onda: UVA, UVB e UVC. I raggi UVC, i più corti e più energetici, vengono filtrati dallo strato di ozono e, in condizioni normali, non raggiungono mai il suolo. Nella vita quotidiana, quindi, dobbiamo tenere d’occhio solo gli altri due.
Di tutta la radiazione UV che ci raggiunge, circa il 95% è costituito da UVA, contro appena il 5% di UVB). Questa proporzione spiega perché i raggi UVA, pur essendo meno energetici singolarmente, esercitano una pressione costante sulla pelle durante tutto il giorno e tutto l’anno.
L’Organizzazione mondiale della sanità annovera la radiazione UV tra i fattori di rischio riconosciuti per il cancro della pelle, al pari di altre esposizioni ambientali ampiamente documentate. Questo dato è il filo conduttore di quanto segue: capire la differenza tra UVA e UVB significa comprendere due meccanismi di danno diversi, ma nessuno dei due è innocuo.
I raggi UVA: l’invecchiamento silenzioso che attraversa anche il vetro
Con una lunghezza d’onda compresa tra 315 e 400 nanometri, i raggi UVA penetrano fino al derma, lo strato profondo della pelle in cui si trovano collagene ed elastina. Qui generano radicali liberi che danneggiano gradualmente queste fibre di sostegno. Il risultato: rughe, perdita di tonicità, macchie pigmentarie. È il meccanismo alla base del fotoinvecchiamento, che fa apparire più vecchia una pelle esposta senza protezione rispetto a una pelle protetta della stessa età anagrafica.
I raggi UVA sono anche responsabili dell’abbronzatura immediata, quella che compare dopo poche ore di esposizione. Questo rapido imbrunimento non è affatto un segno di buona salute: corrisponde a una reazione di difesa della pelle di fronte a un’aggressione, non a un meccanismo di protezione duraturo. Insieme agli UVB, i raggi UVA contribuiscono inoltre al rischio di cancro della pelle, anche se la loro azione è più lenta e meno direttamente visibile.
Un aspetto merita particolare attenzione: i raggi UVA attraversano il vetro e la copertura nuvolosa. In concreto, vi raggiungono attraverso il finestrino dell’auto, vicino a una finestra in ufficio o quando il cielo è coperto. È questa esposizione costante e cumulativa a rendere necessaria una protezione quotidiana, anziché riservarla alle sole giornate in spiaggia.

I raggi UVB: i responsabili diretti delle scottature
I raggi UVB hanno una lunghezza d’onda più corta, tra 280 e 315 nanometri, e un’energia più elevata per fotone. Si fermano principalmente nell’epidermide, lo strato superficiale della pelle, dove provocano danni diretti al DNA delle cellule cutanee. È questo meccanismo a causare le scottature e a svolgere un ruolo importante nello sviluppo dei tumori della pelle, compresi i melanomi.
L’intensità raggiunge il picco a metà giornata, tra la primavera e l’estate, e aumenta notevolmente con l’altitudine. Le superfici riflettenti, come la neve, l’acqua o la sabbia, amplificano ulteriormente l’esposizione: ecco perché in montagna o al mare si possono verificare scottature gravi anche quando fa fresco.
Un’altra differenza pratica e spesso poco conosciuta: a differenza dei raggi UVA, gli UVB non attraversano il vetro comune. Quindi non ci si scotta dietro una finestra chiusa, nemmeno in piena estate. È proprio questa componente, gli UVB, a essere misurata dal fattore SPF indicato sulle creme solari: un SPF 30 filtra circa il 97% dei raggi UVB, motivo per cui il solo SPF non dice nulla sulla protezione dagli UVA.
Come proteggersi efficacemente dai raggi UVA e UVB
Proteggere la pelle da entrambi i tipi di raggi richiede un approccio diverso dal semplice «mettersi la crema prima di andare in spiaggia». Ecco i gesti che fanno davvero la differenza:
- Controllate che sull’etichetta sia riportata la dicitura «ampio spettro»: è l’unica indicazione che garantisce una protezione dagli UVA oltre che dagli UVB, come ricorda la Skin Cancer Foundation.
- Scegliete un SPF di almeno 30, tenendo presente che questo valore misura soprattutto la protezione dagli UVB, non dagli UVA.
- Confrontate i filtri minerali e chimici: lo zinco e il biossido di titanio agiscono per riflessione e proteggono già dall’applicazione, mentre i filtri chimici come l’avobenzone o l’octisalato hanno bisogno di tempo per essere assorbiti e risultare pienamente efficaci.
- Applicate la quantità giusta: calcolate circa 30 ml, l’equivalente di un bicchierino da liquore, per coprire il corpo di un adulto.
- Pianificate il momento dell’applicazione: idealmente da 15 a 30 minuti prima dell’esposizione, poi riapplicate ogni due ore e sempre dopo un bagno o una sudorazione abbondante.
- Affiancate barriere fisiche: indumenti anti-UV (UPF), cappello a tesa larga, occhiali con filtro UV e, se possibile, evitate l’esposizione diretta tra le 10 e le 16, quando l’intensità dei raggi UV è massima.
- Prestate attenzione vicino alle superfici riflettenti (acqua, neve, sabbia), dove l’esposizione effettiva è molto maggiore di quanto si percepisca.
Consiglio dell’esperto: applicate la protezione solare anche quando il cielo è coperto e anche se trascorrete tutta la giornata vicino a una finestra. I raggi UVA non si prendono pause quando ci sono le nuvole.

Abbronzatura sana, vitamina D e altri luoghi comuni sui raggi UV
L’idea di un’«abbronzatura sana» è uno dei miti più resistenti sui raggi UV. Qualunque sia la rapidità con cui compare, l’abbronzatura è una reazione della pelle a un’aggressione del DNA. Nessuna colorazione ottenuta con l’esposizione può essere definita sana, compresa quella delle lampade abbronzanti, che espongono principalmente a dosi elevate di raggi UVA.
Un altro mito ricorrente è che occorra esporsi a lungo per sintetizzare una quantità sufficiente di vitamina D. In realtà, la sintesi della vitamina D dipende soprattutto dagli UVB e, per la maggior parte delle persone, bastano pochi minuti di esposizione senza protezione su piccole aree della pelle (viso, avambracci) per soddisfare il fabbisogno, senza dover rinunciare alla protezione solare nel resto della giornata. Esporsi a lungo per «fare il pieno» di vitamina D significa accumulare rischi per la pelle a fronte di benefici minimi.
Infine, molti credono che solo gli UVB siano pericolosi perché causano scottature visibili. Così facendo dimenticano che i raggi UVA, invisibili e indolori, agiscono in profondità senza provocare arrossamenti immediati. L’assenza di scottature, quindi, non significa mai che non ci siano danni.
Il parere degli esperti sulla protezione solare quotidiana
La prevenzione dipende soprattutto dai gesti ripetuti, non da grandi precauzioni occasionali. Un prodotto per il viso con SPF applicato ogni mattina, sotto la consueta crema idratante, influisce sulla salute della pelle più di una buona protezione usata solo per tre settimane all’anno. Una sezione dedicata ai prodotti solari può riunire prodotti pensati per integrarsi facilmente in questa routine, invece di restare dimenticati in un cassetto del bagno fino all’estate successiva.
— JSCC
Trovare la protezione solare adatta alla vostra pelle da Hbps-beauty
Alcuni negozi online riuniscono in un unico posto le principali categorie di prodotti solari che normalmente occorre cercare presso diversi marchi: creme viso SPF 50, creme corpo SPF 50, protezioni minerali per pelli sensibili e spray resistenti all’acqua per le attività sportive o acquatiche.

Per scegliere senza sbagliare bastano tre criteri: la dicitura «broad spectrum» sull’etichetta, un SPF di almeno 30 e la resistenza all’acqua se prevedete di fare il bagno o di sudare. Conta anche la texture: una crema solare viso SPF 50+ a protezione invisibile è più adatta all’uso quotidiano sotto il trucco rispetto a una formula corposa pensata per il corpo, come la crema solare corpo SPF 50 da 300 ml, destinata alle aree estese della pelle. Scoprite tutte le categorie, dai trattamenti viso agli accessori di bellezza, sulla pagina del catalogo Hbps-beauty e create una routine solare davvero adatta alla vostra quotidianità.
Questo articolo fornisce informazioni generali e non sostituisce il parere di un medico qualificato. Prima di agire sulla base di questi contenuti, consultate un professionista sanitario qualificato in merito al vostro caso personale.
Fonti
Domande frequenti
UVA o UVB: quali sono più pericolosi per la pelle?
Entrambi comportano rischi concreti, ma diversi: gli UVB danneggiano il DNA in superficie e provocano i tumori cutanei più direttamente legati all’esposizione, mentre gli UVA agiscono in profondità nel tempo e contribuiscono all’invecchiamento e al rischio di cancro attraverso un meccanismo più lento.
Sono gli UVA o gli UVB a far abbronzare?
I raggi UVA innescano l’abbronzatura immediata, visibile dopo poche ore di esposizione, mentre gli UVB provocano soprattutto scottature e un’abbronzatura più tardiva, successiva alla riparazione della pelle.
La vitamina D deriva dagli UVA o dagli UVB?
La sintesi della vitamina D dipende principalmente dagli UVB e in genere bastano pochi minuti di esposizione senza protezione su piccole aree della pelle, senza che sia necessario esporsi a lungo.
Gli UVB sono peggio degli UVA?
Gli UVB causano danni più immediati e visibili, come le scottature, ma gli UVA agiscono in modo costante, attraversano il vetro e le nuvole e rappresentano circa il 95% della radiazione UV totale, il che li rende una minaccia altrettanto seria nel lungo periodo.
Basta un SPF elevato per proteggersi da entrambi i tipi di raggi UV?
No: l’SPF misura soprattutto la protezione dagli UVB. Per assicurarsi di essere protetti anche dagli UVA, occorre quindi verificare che sulla confezione sia riportata la dicitura «broad spectrum».